Morre lentamente quem não viaja, quem não lê, quem não ouve música, quem não encontra graça em si mes
 Morre lentamente quem não viaja, quem não lê, quem não ouve música, quem não encontra graça em si mes    
Sandro Pertini

Sandro Pertini

 

 

Antonio Gramsci 

 

 

Zygmunt Bauman

Marco Pannella

Immanuelle Kant

 

Don Gallo

 

Piotr Tchaikovski

 

Mahatma Mohandas Gandhi

     

La Svezia vuole le 6 ore: lavorare meno e meglio, per avere più tempo per sé

 

Lavorare sei ore al giorno ed essere più felici. E’ quanto la Svezia ha in mente di fare per incrementare il “tasso di felicità” del Paese, dove probabilmente la depressione invernale colpisce più che altrove.

 Molti impiegati hanno già adottato il cambiamento con l’obiettivo di compiere più attività lavorativa in un minor lasso di tempo, così da poter avere a disposizione più ore da dedicare alla propria vita privata. La Toyota di Göteborg, la seconda città del Paese, è passata alle sei ore ben tredici anni fa con il risultato che la società ha avuto dipendenti più felici, un più basso tasso di avvicendamenti tra i lavoratori e un incremento di utili.

 Filimundus, uno sviluppatore di applicazioni di base a Stoccolma, ha introdotto le sei ore lo scorso anno. “Le otto ore lavorative non sono poi così effettive come si pensa”, sostiene Linus Felds, l’amministratore delegato della società. “Rimanere fissi su uno stesso lavoro per otto ore è difficile. Per riuscirci, siamo soliti intervallare il lavoro con pause. E al tempo stesso facciamo fatica a gestire la nostra vita privata fuori dall’ufficio”.

Feldt ha proibito i social media, ha ridotto le riunioni al minimo e ha eliminato altre distrazioni. Alla fine della piccola rivoluzione, lo staff è risultato più motivato e ha lavorato più intensamente durante le ore di ufficio. Secondo Feldt, la nuova rimodulazione dell’orario di lavoro ha permesso ai dipendenti di avere più energia da dedicare alla propria vita privata una volta usciti dall’ufficio, cosa altrimenti impossibile con le otto ore al giorno.

 

 Anche alcuni medici e infermieri svedesi sono passati alle sei ore. Una casa di cura di Göteborg ha adottato il cambiamento quest’anno e sta conducendo un esperimento che durerà fino alla fine del 2016 per determinare se il costo delle assunzioni necessarie per coprire la mancanza di personale sia compensato da uno staff con un morale migliore e di conseguenza con una migliore assistenza ai pazienti.

 

 

 

 

 

 

I volti della depressione: da malattia sociale a occasione di cambiamento

 (Zygmunt Bauman, Alain Ehrenberg, André Green, Depressione, Jacques Lacan,, René Girard, Salvador Minuchin

Che epoca curiosa la nostra, involontariamente dispensatrice di doni anomali. Se il dramma della colpa è alle spalle, resta la tragedia unica da insufficienza della performance che obbliga, chi più chi meno, a dosi minime o massime, ad abbracciare la depressione almeno una volta nella vita come altrove è d’obbligo andare a La Mecca. Prego favorite! Un po’ di depressione ognuno la deve almeno assaggiare e non per questioni di bile nera o antiche dicerie. Di fatti il sociologo francese Alain Ehrenberg in La fatica di essere se stessi. Depressione e società sostiene che la depressione nella sua dilatazione di significato è “una forma di malattia che si presta particolarmente bene alla comprensione dell’individuo contemporaneo e dei nuovi dilemmi che lo abitano”; inoltre costringe la psichiatria a contorsionismi (ma anche la psicoanalisi e ogni scuola di psicoterapia) perché “ieri come oggi gli psichiatri non sanno come definirla”. Il depresso poi è paziente che mette a dura prova, quasi insostenibile, perché lamentoso, pesante.

Approdati al  XXI secolo qualcosa è accaduto, più di una lieve metamorfosi: “In passato la depressione era considerata una malattia mentale rara – ha precisato Gennaro Scione, direttore dell’Arpci ad apertura dei lavori – ma dagli anni ’80 si è diffusa in Occidente come un’epidemia. L’Organizzazione mondiale della Sanità prevede che nel 2020 diventerà la seconda causa di malessere solo preceduta dalle malattie cardiovascolari. C’è stato un aumento di pazienti curati per questa patologia; un vertiginoso aumento di antidepressivi prescritti anche a bambini e adolescenti; i farmaci antidepressivi sono stati oggetto di una campagna di marketing rivolta al consumatore che ha trasformato la tristezza da emozione a squilibrio del cervello che si può curare come si cura l’ipertensione. L’avanzare di un’impostazione biologica in psichiatria ha fatto sì che la distinzione tra depressione clinica e reazioni a episodi tristi sia stata eliminata e così le tradizionali classificazioni”. Vuoi o non vuoi, dunque, ci si ritrova a essere nel girone dei depressi,

 

“La depressione non deve essere lasciata in mano agli psichiatri e agli psicologi”. Come si fa a curare la depressione altrui se non si vede la propria? In questo senso per Mele molto dobbiamo imparare dalle scuole di psicologia orientali: “cinquemila anni di addestramento a sondare l’umano con rigore e severità non sono uno scherzo”.

Gli psichiatri sono concordi: “il tema della depressione è nel sociale. La questione ora è come la crisi sta incidendo sulla nostra psiche. Come incide sulla depressione. Stiamo vivendo una guerra economica globale e non riusciamo a capire chi sono i giocatori , da qui il senso di precarietà , nudi ed indifesi”.

Siamo in un mondo dove il principio della responsabilità è saltato e “quelli che hanno provocato la crisi sono gli stessi che poi ci vogliono suggerire la cura”.

parlare di meccanismi d’attacco dei disturbi da aggiungere a quelli più noti di difesa. In ogni caso , c’è il non rispetto dei principi etici fondamentali e universali: della vita, della libertà dell’altro, della responsabilità delle proprie azioni. Situazioni in cui tutti noi in vari modi cadiamo.

“tanti pensano in psicopatologia che uno scelga la propria malattia, la scelta è anche di non scegliere, di non uscire dalla depressione perché ha vantaggi la scelta della propria infelicità, le persone a volte scelgono di essere infelici, ripetono lo stesso comportamento che le porterà al proprio scacco, lo scacco del soggetto. La depressione è anche il soggetto in ostaggio di se stesso”. Un ostaggio che imprigiona anche la famiglia. La depressione non è una viltà morale  ma comunque una scelta della propria infelicità. Il termine depressione quindi può stare a indicare qualcosa che va oltre il quadro psicopatologico. 

. “Perché è sempre il confronto con l’altro che ci permette di collocarci in un punto”. Nella depressione c’è di mezzo la questione del desiderio non è desiderio dell’altro (ciò che l’altro desidera che io faccia), ma è desiderio di appropriazione (desidero quel che l’altro desidera)

“Allora capire la depressione è capire il gioco delle alternanze che si mettono in campo. Gli ordini di riconoscimento ci portano a subire o sopportare le alternanze degli umori. Vengo o non vengo riconosciuto? Il disconoscimento provoca che vado in depressione e mi rattrista il successo dell’altro”.

Le nuove depressioni sono legate alla mancanza dell’essere, alla difficoltà di essere al top della prestazione nella nostra società, alla paura dell’esclusione”. Pensiamo ad alcune delle minacce che pesano quotidianamente sulle nostre teste: “La Grecia esce dall’euro; l’Italia uscirà si o no? Gli esclusi non sono più quelli del terzo mondo, già nati esclusi”. Esclusi siamo noi.: All’insegna della precarietà emotiva, affettiva, sociale, economica. “La crisi a livello verticale della gerarchia si accompagna  alla rottura di ogni sistema di protezione, pensionistico, lavorativo, siamo soli davanti al mondo, abbiamo perso l’occasione di sentirci comunità, siamo precari, n udi, indifesi”. Nella società dall’identità) prevale  la sensazione di essere soli al mondo. “E se perdiamo tutto come facciamo? In questo contesto paradossalmente le persone più attrezzate sono i tossicomani che sanno sopravvivere per strada”.

Il sintomo quasi sempre è da intendere sempre come sintomo familiare: “C’è un problema di ‘lealtà familiari’, le aspettative che io ho su di me non coincidono con quelle dei genitori. La difficoltà che la depressione esprime è quella di non identificarsi con il proprio sistema e di non riuscire a vivere la propria vita. Il sintomo si muove dalle generazioni, pesca nella storia familiare, contiene un aspetto culturale” Molta acqua è passata sotto i ponti da quando il concetto di depressione era legato a quello del senso di colpa sofferto da parte di chi contravveniva alle regole, alla cultura del padre e di un Super-Io schiacciante.

 

 

“In una cultura dove c’è il senso della prestazione e non della colpa, il vissuto depressivo si lega al non essere abbastanza. “il bambino diventa depresso quando capisce che la mamma che dà il seno è buona ma anche cattiva. È una fase evolutiva indispensabile. Senza depressione non si evolve. Questo vale anche per il terapeuta”. Di più: vale per tutti.

Scrittori e pensatori hanno saputo intendere il risvolto iniziatico del tedium vitae. Sprofondare nella propria tana insoluta può innestare la ricerca della propria autenticità: “La sofferenza, questa è l’unica causa della consapevolezza”, “La sofferenza è una specie di bisogno dell’organismo di prendere coscienza di uno stato nuovo”, “Chi non ha sofferto non è un essere: tutt’al più un individuo”

 Quindi per uscirne bisogna soffrire? Si perché lo stesso sforzo e la volontà di uscirne comporta sofferenza. E’ come smettere di fumare : se ne esce solo soffrendo ma se ne esce!!!! E vai!!!!!!

IL LAVORO UMANO? SPARIRA’ GIA’ DAL 2018 SECONDO IL WEF(Word Economic Foru)

La "quarta rivoluzione industriale" è già qui. E fa paura

 vedere le macchine soppiantare il lavoro umano, con tutta probabilità, non sarà necessario attendere un decennio come Già dal 2018 – secondo alcuni indicatori – automazione, intelligenza artificiale, nanotecnologie, biotecnologie e stampa 3D finiranno per polverizzare 5 milioni di posti di lavoro nelle 15 principali economie del mondo. A dirlo è il rapporto pubblicato dal World Economic Forum (WEF).

CATEGORIE A RISCHIO – Innanzitutto le donne, che secondo lo studio saranno i soggetti maggiormente vulnerabili al nuovo paradigma. I settori più a rischio includono quello amministrativo, energetico, finanziario e soprattutto i lavori d’ufficio, dove le macchine si incaricheranno di tutti i compiti di routine. Verrà creata nuova occupazione, certo, ma sarà comunque insufficiente a compensare le perdite. L’unica possibile soluzione sembra quella di ripensare radicalmente il nostro sistema economico. Le nuove sfide, continua il rapporto WEF, impongono che non solo le imprese, ma anche i governi, si riadattino al nuovo scenario e intervengano per disciplinare e regolare il cambiamento. Possibilmente in modo rapido, dal momento che quel fenomeno che il giornalista Paul Mason chiama “transizione verso il postcapitalismo” è già in corso.

FINE DEL LAVORO UMANO? – Secondo lo scienziato Stephen Hawking, avremo due possibilità “se le macchine produrranno tutto ciò di cui abbiamo bisogno saremo ad un bivio. Se questi prodotti saranno condivisi, l’intera popolazione vivrà nel lusso, ma se i produttori delle macchine riusciranno a impedire la redistribuzione, la maggior parte della popolazione sprofonderà nella miseria”. Al mom,ento, si calcola che già il 53% dei lavori svolti da umani sia interamente automatizzabile, e quindi sostituibile.

SHARE ECONOMY E REDDITO DI CITTADINANZA – Secondo il già citato Mason, le monete di scambio del futuro saranno “tempo libero, attività in rete e gratuità”. La basi di questa trasformazione sono già visibili, ma la cultura della sharing economy è destinata a crescere. “Le persone convertiranno ogni bene in denaro, dalla propria casa alla loro auto”, si legge nel rapporto WEF. Se da un lato la discussione si inserisce nello scenario di una crisi dei mercati di lavoro e di una disoccupazione ormai drammatiche, dall’altro è tanto affascinante quanto utopica l’ipotesi di un futuro prossimo in cui impieghi noiosi o degradanti saranno svolti dalle macchine, mentre gli esseri umani potranno dedicarsi ad attività ben più gratificanti. “L’attuale rivoluzione tecnologica non deve diventare necessariamente una sfida tra esseri umani e macchine”, conclude il rapporto “ma piuttosto un’opportunità per lavorare insieme e fare in modo che le persone esplorino a pieno il loro potenziale. E’ essenziale comprendere rapidamente i cambiamenti per guidare le nostre economie e la nostra comunità attraverso queste importanti trasformazioni”.

Altro aspetto cui occorrerà prestare sempre maggiore attenzione è il reddito di cittadinanza, giacché il lavoro retribuito non potrà più essere il paradigma per avere un reddito. In Europa esistono già diversi esempi in tal senso, nel prossimo futuro occorrerà probabilmente pensare ad un’architettura che possa rendere strutturali politiche di questo tipo.

I settori più a rischio includono quello amministrativo, energetico, finanziario e soprattutto i lavori d’ufficio, dove le macchine si incaricheranno di tutti i compiti di routine. Verrà creata nuova occupazione, certo, ma sarà comunque insufficiente a compensare le perdite. L’unica possibile soluzione sembra quella di ripensare radicalmente il nostro sistema economico. Le nuove sfide, continua il rapporto WEF, impongono che non solo le imprese, ma anche i governi, si riadattino al nuovo scenario e intervengano per disciplinare e regolare il cambiamento. Possibilmente in modo rapido, dal momento che quel fenomeno che il giornalista Paul Mason chiama “transizione verso il postcapitalismo” è già in corso.

IL CONSUMISMO E LA SCOMPARSA DEI GENITORI

“Dopo la seconda guerra mondiale, quando il capitalismo entrò nella fase in cui il libretto di risparmio venne sostituito da una carta di credito, ebbe inizio il processo di fabbricazione massiva di oggetti tecnici, ogni volta più sofisticati, più meravigliosi e alla portata di una parte sempre più cospicua della popolazione mondiale. Non si tratta, certamente, di demonizzare né la tecnica né i suoi prodotti, bensì di riconoscere il segreto del loro successo planetario, il quale non può essere ridotto in alcun modo all’indiscutibile funzionalità che offrono nella maggior parte dei casi. Che migliaia di persone facciano la coda davanti all’Apple Store tre o quattro giorni prima dell’u”“dell’uscita dell’ultimo modello di iPhone non è qualcosa che la sociologia, la psicologia o l’economia possono spiegare. Per capirlo, è necessario servirsi degli strumenti concettuali della psicoanalisi, che ci consentono di comprendere in che modo un oggetto tecnico possa acquisire un valore libidinale, cioè tramutarsi in una causa del desiderio. La meravigliosa «sapienza» della logica capitalistica consiste nell’essere riusciti a concentrare in un oggetto «universale» (nel senso della sua fabbricazione in serie) la promessa di una soddisfazione le cui caratteristiche sono specifiche e inconsce in ogni soggetto. Attraverso la mediazione degli oggetti di consumo si stabilisce una relazione di circolarità fra il mercato e il soggetto, in cui entrambi possiedono la propria quota di potere ed esercitano le proprie pressioni. La «frustrazione pazzesca» che provocò l’iPhone 5S negli avidi”“dell’uscita dell’ultimo modello di iPhone non è qualcosa che la sociologia, la psicologia o l’economia possono spiegare. Per capirlo, è necessario servirsi degli strumenti concettuali della psicoanalisi, che ci consentono di comprendere in che modo un oggetto tecnico possa acquisire un valore libidinale, cioè tramutarsi in una causa del desiderio. La meravigliosa «sapienza» della logica capitalistica consiste nell’essere riusciti a concentrare in un oggetto «universale» (nel senso della sua fabbricazione in serie) la promessa di una soddisfazione le cui caratteristiche sono specifiche e inconsce in ogni soggetto. Attraverso la mediazione degli oggetti di consumo si stabilisce una relazione di circolarità fra il mercato e il soggetto, in cui entrambi possiedono la propria quota di potere ed esercitano le proprie pressioni. La «frustrazione pazzesca» che provocò l’iPhone 5S negli avidi”“discorso tecnico-scientifico, dal fallimento delle utopie emancipatrici e da molte altre cause impossibili da sintetizzare, il simbolo paterno è probabilmente uno dei capisaldi di civilizzazione maggiormente indeboliti. Il modello patriarcale, con il suo corollario di arbitrarietà e con la sua pretesa totalizzante, ha lasciato il passo a un modo di vita in cui i padri, in assenza di qualunque modello di riferimento, possono scegliere in pratica fra due sole opzioni: rivolgersi a degli specialisti per essere consigliati rispetto a tutte o quasi le decisioni educative, o abdicare alla propria legittima autorità, trasformandosi essi stessi in adolescenti. D’altronde, questa «liquefazione» della funzione paterna è un’eccellente fonte di affari, e un inesauribile fattore di produzione di sintomi.”

 

Cosa avviene

cosa ci coinvolge ed emoziona

Il Terremoto delle 3,36

Altri 280 morti . Quanto durerà?

Nell'immaginario collettivo la parola "antisismico" evoca probabilmente complicate tecnologie ingegneristiche. Esistono effettivamente accorgimenti molto evoluti per evitare che i palazzi colpiti da un forte sisma subiscano danni rilevanti. Isolatori antisismici, capaci di separare dal terreno gli edifici partendo dalla base, pilastri rinforzati con fibra di carbonio per prevenire le fratture, ammortizzatori di leghe d'acciaio tra i piani, architravi mobili per porte e finestre. Ma questi sistemi sono estremamente moderni, se invece vi dicessimo che costruire in modo antisismico sarebbe stato possibile fin dalla fine del 1800 ci credereste? 

L'ISIS è l'unico problema? E le cause?

Dalle primavere arabe al jihad

il Paese culla della rivoluzione dei gelsomini inaugurò la democrazia ma non è riuscito a stimolare la crescita economica o frenare la corruzione dilagante”. Marzouki spiega anche che “non è il problema di affrontare le radici socio-economiche. Bisogna andare più a fondo e capire che questi ragazzi hanno un sogno, e noi no. O meglio,  avevamo un sogno, il nostro sogno è stato chiamato Primavera araba. E il nostro sogno si sta trasformando in un incubo. Ma i giovani hanno bisogno di un sogno, e l’unico sogno a loro disposizione ora è il Califfato”.

L'esodo  ed il razzismo

Da Papa Francesco a Salvini le due Italie

 

 

 

IL SECOLO DELLA PRECARIETA’

A partire dal postmoderno, la speculazione filosofica e sociologica di Zygmunt Bauman, apre - attraverso l'analisi del fenomeno della globalizzazione – fino a raggiungere la modernità liquida: superamento della postmodernità stessa e realtà attuale e ,purtroppo, probabilmente futura.

La liquidità: è la realtà in cui viviamo, ciò che è transitorio piuttosto che il permanente, il termine “immediato” piuttosto che lungo; e l’utilità come prima di qualsiasi altro valore.

Infatti, nella nostra epoca contemporanea il rapporto tra l'individuo e la società è cambiato perché i concetti di identità e l'individualità sono ormai prive di significato.

 

Avere significa possedere perché nessuna regola  di controllo è in grado di generare sicurezza in un mondo privo di solidi punti di riferimento. Per questo motivo le condizioni di avere inoltre coinvolge il corpo  dell'uomo contemporaneo, che trova una forma di certezza:  manipolare e controllare il suo fisico significa agire su ciò che si è certi di possedere.

Incorporazione e possesso sono parte dell'avere, che  è compiuto attraverso il consumismo : «l'atto di consumo è una forma di avere, forse il più importante per la società industriale opulenta di oggi. Il consumo ha caratteristiche ambivalenti: allevia l'ansia, ma richiede anche che i consumatori consumino sempre più, poiché il consumo precedente ben presto perde la sua peculiarità gratificante»

E’ questo circolo vizioso, che corre tra il possesso e il consumo, l'effetto più evidente di quello che Bauman chiama modernità liquida, che  ha un rapporto continuo con il processo di modernizzazione ma  si prolunga e intensifica finché raggiunge la liquidità del nostro tempo, caratterizzata da consumismo sfrenato.

I poveri di oggi (cioè quelli che costituiscono un problema per gli altri) sono innanzitutto gli scarsi i consumatori piuttosto che persone disoccupate.

Sono definiti innanzitutto per il fatto di consumare  male: infatti, il  più semplice degli obblighi sociali, che non soddisfano, è il dovere di essere attivi ed efficaci  acquirenti di beni e servizi offerti dal mercato».

Questo significa che se in un epoca moderna consumo assumeva  la funzione di un'attività secondaria rispetto alla produzione, nel mondo contemporaneo la capacità di una persona di consumare determina la propria integrazione sociale in una società non più limitata al contesto locale o le dimensioni dell'esistenza quotidiana, ma, in una società   esigente di specifici requisiti.

 

Dalla crisi del concetto di comunità è emerso un individualismo sfrenato e nessuno è più compagno di strada di ciascuno , anzi un antagonista, un avversario da guardarsi. Spariti i valori sono sopravvenuti APPARIRE e CONSUMISMO.

Un consumismo inutile e rapidamente  obsoleto. Sparite ideologie  i partiti  sono diventati gruppi associati da comuni interessi. Qualcuno, soprattutto la ex destra  e i neo(grillini), tentano di far sopravvivere un populismo alla DONALD TRUMP. La soluzione sarebbe convergere su ciascun interesse della nazione trasversalmente ma proprio quando ciò sarebbe potuto avvenire (legge Cirinnà) i grillini (per ignoti vantaggi politici che nascondono l’odio pèersonale)l’hanno fatta saltare. Questo conferma quanto detto prima sulla trasversalità politica.  Persino i black bloc non sanno più dove andare o con chi prendersela- Siamo in una sorta di DARK AGES ovvero, come lo definisce BAUMAN IN UNO STATO DI LUQUIDITA’ che richiederebbe , per essere capita e forse superata, nuovi strumenti.

 Il problema è che la POLITICA IN PARTICOLARE e gran parte della INTELLIGHENZIA , non hanno ancora compreso( o non vogliono comprendere) la portata del fenomeno LA “FAMIGLIA” come istituzione si è disgregata ed era in effetti il baluardo della società con le sue regole  e dal 68 lentamente e senza che nessuno se ne accorgesse ci siamo trasformati da una società di produttori ad una società di CONSUMATORI.

Oggi ti senti stupido quando parli ai figli dell’impegno e delle regole.

La funzione genitoriale consisteva nell’instillare l’autodisciplina indispensabile per sopportare la monotonia della routine. Così la diminuzione del controllo genitoriale , la rinuncia alla ubiquitaria e insistente dei genitori ,l’instaurarsi di una distanza fra “vecchi” e “giovani”sia in famiglia che fuori, hanno collaborato alla trasformazione . Gli individui indeboliti ed insoddisfatti si sono gratificati diventando consumatori.

Quindi l’indebolimento o lo smantellamento delle restrizioni che sembrerebbe una conquista di libertà ,in effetti ha rotto la corazza ed  ha accentuato la mancanza di difese rispetto agli istinti di ciascuno. Così gli esseri umani ormai “vivono da egoisti” accelerando la loro autodistruzione

Così i mercanti dei consumi propongono, per fare un esempio chiarificatore, di trasformare tutte le feste e festicciole familiari o nazionali , in occasioni per offrire regali da sogno che aizzano nei  bambini(che hanno già fatto la lista indotti non da Babbo Natale ma dalla TV) l’arte di superare tutti gli altri attraverso una feroce competizione fra pari, basata sull’esibizione di segni di distinzione sociale acquisiti nei negozi o Centri Commerciali. Ormai siamo nel tritacarne alla ricerca della virtù del consumatore. Se analizzi ogni momento della tua giornata ti accorgerai che tutto non l’hai deciso ma “percepito e copiato”. In un network per rientrare avendo smarrito la maledetta password, ti  chiedono:”dimostra che nopn sei un robot”.

Così cercando nei secoli scorsi La libertà ci siamo ridotti alla schiavitù dei consumi , dell’apparire, della superficialità con sparizione della meritocrazia. Il male di questo secolo è divenuta così LA PRECARIETA’ e la DEPRESSIONE.

Nel secolo scorso la depressione era considerata dagli Psichiatri una patologia bisognosa di cure specialistiche.

Oggi la PRECARIETA’ ha infettato l’80€ della popolazione mondiale creando un mondo di DEPRESSI  che convivono con gli attacchi di panico.

Molti “benpensanti” o studiosi si sono inventati una sorta di mano invisibile che gestirebbe questo mondo liquido traendone ingenti profitti nel senso del consumo.

In effetti alle spalle del consumismo ci dovrebbe essere un vantaggio per la produzione . Ma è proprio li che la popolazione è più colpita perché la mano invisibile abbassa i costi umani ed ha bisogno della precarietà perché l’unica cura è il CONSUMISMO

In effetti questo secolo appena iniziato ha i connotati della PRECARIETA’ DI MASSA  ed il povero XX secolo passerebbe ad essere il rimpianto secolo della inclusione sociale.

 

L’ITALIA E LE CULTURA DELLA RACCOMDAZIONE

 

 

 

NASCITA. In un libro di qualche anno fa, intitolato La raccomandazione , l'antropologa americana Dorothy Louise Zinn diceva che il sistema comincia dalla nascita. Quando un italiano è pronto per venire al mondo, le probabilità che sua madre, appena arrivata in ospedale, abbia chiesto, tramite vari gradi di conoscenza, una stanza singola ed esercitato , tramite amici di amici, vantaggi dalle  infermiere, esprimendo la volontà di avere il proprio figlio tra le braccia, qualche minuto in più del consentito. Cioè, nella sostanza: qualche minuto in più degli altri.

FUNERALE Il sistema si alimenta fino alla fine dell'esistenza. Subito dopo, i congiunti si muovono tra conoscenze varie per ottenere un funerale migliore e una posizione favorevole al cimitero.

La vita In mezzo ai due punti estremi, ci sono le scuole, i concorsi, il lavoro; ci sono i posti al teatro, le file da saltare, i passaporti, i posti auto, un tavolo in giardino al ristorante, il pesce più fresco in pescheria, e via con un elenco lunghissimo di eventi minuscoli o sostanziosi nei quali la differenza la fa il tuo pacchetto di conoscenze, il minor grado possibile di separazione dal potente di turno.

La vita di un italiano, a prescindere dalle grandi corruzioni che sono in atto da tempo e che in queste settimane esplodono alla vista di tutti, è legata alla raccomandazione come a uno statuto naturale. Le tangenti, le minacce, le pressioni, gli imbrogli e le corruzioni sono conseguenza naturale di un sistema di vita basato sul concetto di disuguaglianza. Perché in fondo la raccomandazione non serve ad altro che a creare una differenza tra me e tutti gli altri. Io voglio ottenere tramite una rete di amicizie cose, posizioni e rendite migliori; agli altri, lascio il resto. Non voglio accettare le regole condivise con la mia comunità: voglio qualcosa in più. Cioè: voglio vivere meglio degli altri.

La vita italiana, nella sostanza, è modellata sull'ossessione che si ha in provincia: lì, non conta cosa vuoi fare, ma quante persone conosci.

Ora, non tutti gli italiani che praticano la raccomandazione quotidiana sono abili a farne una pratica di corruzione ad alto livello. Però è come se qui la vita fosse un continuo allenamento, una lunghissima preparazione atletica, minuziosa e quotidiana, al malcostume, alla disuguaglianza dei diritti, alla propensione al privilegio. E quindi, chiunque abbia il talento di approfittarne, arriva con il massimo della preparazione.

IO, ateo ed osservatore sterno, ho una mia teoria, forse cervellotica , per cui attribuisco la prassi della raccomandazione derivante dalle  dottrine cattolico-romane, come pregare i santi, l’adorazione o la venerazione di Maria, ecc., che  hanno poco o nessun fondamento di sorta nella Scrittura, ma sono basate esclusivamente sulle tradizioni cattolico-romane.

Ci sono dei filmati divertenti di Troisi che parla con S.Gennaro. In effetti mentre entri in una chiesa protestante o valdese e parli direttamente con Dio7Gesù , entri in una chiesa cattolica ed hai una decina di santi a cui “raccomandarti” a Dio. Per non parlare delle città e paesi con ciascuno il “suo santo protettore”. Mi sembra ovvio che questa secolare abitudine si sia trasferita nella cultura italiana. Basterebbe vedere le migliaia di ex voto nelle varie chiese. D’atra parte nessun italiano ignora quanto la chiesa cattolica abbia per secoli dominato la cultura italiana arrivando ad influenzare anche arte, architettura, letture. Se ho detto un’eresia quandrò andrò i dilà , se c’è qualcuno ne discuteremo , altrimenti tutto finisce li.

 

 

 

La famiglia il canale privilegiato dei 5 stelle per entrare nelle istituzioni. Amici, amici di amici, parenti, fidanzate: è la schiera della parentopoli a 5S

entrano nei palazzi del potere romano. Lo scrive Repubblica che ricostruisce i legami tra diversi esponenti del M5S dopo la vittoria alle elezioni comunali. Accade allora nel popoloso III municipio che Giovanna Teodonio, moglie di Marcello De Vito, protetto della deputata Roberta Lombardi, il più votato in assemblea capitolina di cui è diventato presidente, venga reclutata come assessore alla Sicurezza del personale e Polizia locale. Una parentela da lei stessa rivendicata su Fb.           Mentre per favorire la fidanzata del bis-consigliere comunale Enrico Stefàno si è dovuto ricorrere a un escamotage: la 27enne Veronica Mammì, uscente in VI municipio, è stata traslocata in VII, dove ha ricevuto la delega al Sociale. Non solo: l'assistente alla comunicazione del deputato Enrico Baroni, Mario Podeschi, è stato poi nominato assessore al Sociale nel V municipio. Giacomo Giujusa, architetto e consulente per le tematiche ambientali dell'onorevole Vignaroli, nonché compagno della Taverna, scrive Repubblica, ha avuto la delega all'Ambiente e Lavori pubblici nel municipio XI. È infatti la famiglia il canale privilegiato dei 5 stelle per entrare nelle istituzioni.                                                                                                                                                       La prova è l'VIII municipio: in consiglio siedono Teresa Leonardi (40 preferenze) ed Eleonora Chisena (91), madre e figlia; Giuseppe Morazzano (41 voti) e Luca Morazzano (34), padre e figlio. Basta una vasta parentela, un po' di organizzazione e il seggio è assicurato. Da declinare nella "variante Mastella", ovvero le coppie che fanno carriera insieme. Accade  anche nel collegio Lazio 2 dove Ivana Simeoni, 63 anni, operatrice del servizio al 118 di Latina, e il 40enne Cristian Iannuzzi hanno conquistato un seggio in Parlamento. Un altro caso dopo quello di due candidate in Lombardia, oggi a palazzo Madama, mogli di consiglieri del Movimento

 

 

 

 

 

Genitori e figli “consumatori

 

I genitori  di un tempo avevano un ruolo semplice e chiaro da svolgere: la funzione genitoriale nella società «solido-moderna» di produttori/soldati consisteva nell’instillare l’autodisciplina indispensabile per chi disponeva di ben poche opzioni a parte l’obbligo di sopportare la monotona routine imposta sul luogo di lavoro o nelle caserme militari, e che a sua volta sperava di poter essere per i propri figli un modello personale di comportamento regolato da norme

La diminuzione del controllo genitoriale; la rinuncia alla presenza ubiqua e insistente dei genitori; la determinazione e il mantenimento di una distanza fra i «vecchi» e i «giovani», sia in famiglia sia per quanto attiene alla cerchia di amici, hanno stravolto il rapporto fenitori/figli e generazionale.

I più non hanno previsto che lo smantellamento o l’indebolimento delle restrizioni socialmente imposte non avrebbe avuto come risultato un incremento della libertà individuale, ma avrebbe accentuato la vulnerabilità, la mancanza di difese e la schiavizzazione rispetto agli istinti in ciascun individuo: nella misura in cui gli esseri umani «vivono da egoisti», abbandonandosi placidamente al loro desiderio di gratificazione istantanea e ai fugaci piaceri dei sensi, guadagna terreno la loro propensione ad autodistruggersi; per contro, ciò che salva gli individui dalla loro tendenza autodistruttiva è l’assoggettamento alla società.

Quali che siano gli scrupoli morali sopravvissuti al calo della presenza vigile dei genitori e all’abbandono delle funzioni un tempo considerate ingredienti sine qua non dell’amore genitoriale, i mercati dei consumi propongono di ridurre, soffocare e scacciare quel che ne resta, trasformando quasi tutte le feste familiari o le festività nazionali e religiose in un’occasione per offrire regali da sogno che aizzano nei bambini l’arte incipiente di superare tutti gli altri attraverso una feroce competizione fra pari, basata sull’esibizione di segni di distinzione sociale acquisiti nei negozi.

Con quanto detto sinora non si vuole affermare che i genitori di oggi, o la loro maggioranza, falliscano nel loro dovere genitoriale, socialmente sperato e socialmente preteso, di formare/preparare la propria discendenza in linea con i requisiti imposti dalla società che adempiono insieme ai loro figli. Lungi da tutto questo, ciò che s’intende dire è che la società per la quale i genitori devono istruire o educare i loro figli è cambiata. Non è più una società che modella i suoi membri principalmente per i ruoli di produttori e soldati, bensì una società che”“pretende dai suoi membri di mostrare e praticare in primissimo luogo le virtù del consumatore.”

 

 

 

 

Uruguay : il parlamento approva la legalizzazione della marijuana

 

Sarà buona ed economica, ma limitata e deprecata: massimo 40 grammi al mese al prezzo di un dollaro l’uno. Oppure, quasi mezzo chilo auto-coltivato. Non si potrà guidare fumati, né fumare negli ambienti chiusi dei luoghi pubblici. Intanto, aumentano le pene per il traffico illegale e si lanciano campagne di sensibilizzazione sui rischi reali delle droghe come l’erba

 Dopo poco più di un anno di dibattito, la piccola Repubblica Orientale dell’Uruguay è diventato il primo paese al mondo a legalizzare completamente la Cannabis. La legge è stata approvata ieri dal Senato, dando il via a quello che il presidente José “Pepe” Mujica, un ex guerrigliero comunista di 78 anni, ha definito «un esperimento» per rimediare al fallimento delle politiche di tipo aggressivo, nella lotta contro il narcotraffico.

«La marijuana è un flagello sociale, così come le sigarette sono un altro flagello – ha precisato il Pepe, storico fumatore di tabacco, ma confesso estraneo agli effetti dei cannabinoidi – e allora io Stato dico: “Tieni, ti offro legalmente una razione”». La norma, che ora attende solo il varo da parte dell’Esecutivo, pone lo Stato al centro di quella che si insiste nel chiamare «la regolamentazione del mercato della cannabis».

 

Spetterà infatti alle autorità di Montevideo stabilire chi potrà importare, esportare, produrre e vendere l’erba, accogliendo in questo affare che promette di essere molto redditizio, anche la partecipazione di aziende private. Come anticipato alcune settimane fa, si cercherà di fare concorrenza al mercato illegale della cannabis, vendendo la marijuana di Stato a una qualità superiore, nonché ad un prezzo politico considerato molto basso all’estero: 1 dollaro al grammo.

I consumatori saranno suddivisi in tre categorie. Quelli che eccedono gli scopi scientifici o terapeutici e che richiederanno di poter fumare solamente per scopi ricreativi, potranno ottenere la ganja in tre modi: coltivandola personalmente e rispettando quindi il limite di 6 piante o di 480 grammi totali. Fondando o iscrivendosi a un club di amanti della marijuana, che dovranno avere un minimo di 15 membri e un massimo di 45, nonché essere approvati dallo Stato. E, infine, iscriversi al registro dei fumatori, ottenere la tessera corrispondente e comprare in farmacia i 40 grammi mensili che vengono autorizzati per legge.

Parallelamente al varo di una legge di legalizzazione della cannabis che gli esperti considerano più libertaria rispetto alle normative recentemente varate negli USA, sebbene proibisca il consumo negli ambienti pubblici e chiusi, nonché di mettersi alla guida con più dell’1% di THC nel sangue, il governo Mujica ha dato inizio a una campagna educativa contro le droghe, mirata anche contro la marijuana. Intanto, sondaggi privati sostengono che più del 60% degli uruguaiani disapprovi questa strategia. Con loro ci sono tutti i partiti d’opposizione e membri illustri della comunità medica locale.

LA BORGHESIA E’ MORTA

Marx l’aveva previsto  ma la causa non è stato il socialismo ma il capitalismo finanziario.                                                                              Si può ragionare su una semplice equazione: meno classe media + povertà. Si, perché la fascia tra ricchissimi, o la ” grande borghesia”, e la classe che sopravvive, si allargherà sempre di più. Non ci sono alternative valide. Thomas Piketty, nei suoi studi ha rilevato che la situazione attuale è identica a quella precedente alla rivoluzione francese. Dopo una serie di rivoluzioni, due guerre mondiali, la caduta delle ideologie totalitarie, siamo di fronte ad una nuova élite di ricchissimi contro una stragrande maggioranza di umanità che a stento sopravvive e non consuma più.

Mentre nel vecchio continente e nel nord america la classe media sta lentamente cambiando forma, impoverendosi, in altri paesi invece nasce una nuova e dinamica classe media. Si tratta del continente africano, in paesi come il Marocco e la Tunisia che viaggiano con tassi di crescita più alti dell’Italia, parliamo del Brasile e della Cina dove una nuova classe di professionisti e imprenditori sta prendendo piede, cercando di cambiare anche la struttura politica e sociale nel paese in cui vive

In Italia la situazione è di calma piatta: una mancanza di prospettive di cambiamento per le nuove generazioni; il proletariato si è accomodato, non ci sono più spinte rivoluzionarie contro chi sfruttava il loro lavoro  ma una sorta di rassegnazione preventiva che sfocia però nella lotta contro lo straniero, reo di rubare le certezze che non esistono più da tempo.

Puirtroppo se scompare la divisione in classi che abbiamo conosciuto nel ‘900, scompare per sempre un intero mondo culturale e sociale, un cambiamento antropologico dall’economia alla musica, dal cinema alla letteratura, alla cultura tipica della borghesia.

Ma davvero si deve piangere la scomparsa della borghesia; addirittura, della borghesia italiana? Pare sia una perdita epocale, tanto da suggerire, per definire il fenomeno, il termine di “eclisse” così caro ai catastrofisti. “L'eclissi della borghesia” è, infatti, il titolo di un saggio di Giuseppe De Rita e Antonio Galdo traboccante di nostalgia per quella classe sociale cui vengono attribuiti virtù e meriti speciali, in primo luogo quello di avere una imprescindibile “funzione politica: mettere ordine e creare riferimenti in un sistema altrimenti condannato al caos o all'anarchia

Particolarmente grave è stata per l'Italia la scomparsa della classe che dal Risorgimento in poi è stata sempre centrale e determinante: nel Risorgimento è la borghesia che si fa carico del “movimento nazionale” da imporre a ceti popolari distanti ed estranei; sotto il fascismo, grazie alla minoranza dei brillanti tecnici sempre la borghesia realizzò gli obiettivi economici e sociali di cui il regime poté vantarsi; nel dopoguerra, il boom economico fu opera di una “élite borghese” di cui furono esponenti Raffaele Mattioli, Adolfo Tino, Pasquale Saraceno, ma anche Alcide De Gasperi, Luigi Einaudi, Pietro Nenni e, insospettabilmente, Palmiro Togliatti. Il filone borghese è stato ad un certo punto (con le elezioni del 1948?) spezzato dall'avvento di una classe media che non aveva alcuno dei requisiti che avevano fatto grande la borghesia. Caoticamente emergenti, questi ceti non erano una élite “capace di guidare il cambiamento”. Gonfiati dal boom, perseguirono solo “interessi individuali”, omologandosi negli “stili di vita” e inseguendo il miraggio di uno “status del benessere e della sicurezza” schiacciato sul “presente”, garantito dalla spesa pubblica di uno Stato erogatore onnipresente. Al posto dell'”etica civile” arrivarono i partiti di massa, la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista, padroni delle tessere ma votati ad una visione consociativista, perciò stesso incapaci di “progetto”, di “innovazione”, di “spinta propulsiva verso il cambiamento”. La Democrazia Cristiana ha avuto sostanzialmente due interpreti, Aldo Moro e Giulio Andreotti. Per Moro, la politica doveva “orientare” la società, sospingendola vero gli ideali di “bene comune” tipici della cultura e della sociologia cattolica, per Andreotti il modello da seguire era quello - “curiale e parrocchiale” - del “tutto si aggiusta”, nella difesa di interessi forti, diffusi e precostituiti. Con le loro differenze, tutti e due erano immersi nella palude del ceto medio, votato ad una “coesione sociale” paradossalmente fautrice di un individualismo sfrenato e irresponsabile.

 

Quella stessa borghesia “non ha esercitato...alcuna funzione a presidio dello Stato e dei valori condivisi che sottintendono la sua attività”... “L'orgoglio di sentirsi parte di una nazione...è stato relegato ai pochi attimi delle partite di calcio”.

Purtroppo  la borghesia italiana del ventesimo secolo (una eccezione va fatta per la borghesia risorgimentale) fu protezionista, familista e aggrappata alle mammelle dello stato, incapace di ampio respiro e, per quanto riguarda la tematica laico/liberale, piuttosto reticente.

Tutte qui le speranze di ripresa? Bisognerà contare sulle virtù eroiche del singolo e la sua capacità  di come prosciugare strutturalmente la palude del dominante, individualista, cinico, incapace, corrotto, sessista, razzista , opportunista, immorale  ceto medio?

GRAMSCI E PODEMOS & ARISTOTELE

Un sardo ignorato  in Italia, ma che in Spagna e soprattutto in tutta l’ America Latina è attualmente  il politologo più studiato e apprezzato di sempre: Antonio Gramsci. Proprio lui, filtrato da ricercatori postmarxisti del calibro di Ernesto Laclau (e, prima ancora, materia di approfondimento per gli intellettuali argentini Héctor Agosti e José Aricó, o elemento ispiratore del Simposio Internazionale tenutosi a Santiago del Cile ), è entrato a pieno titolo nel programma di Podemos, e per questo motivo viene citato in continuazione dal suo nucleo dirigente ed intellettuale.

In particolare, tra gli elementi del gramscismo che piacciono maggiormente a Iglesias e compagni (ed a tutti i movimenti dell’America latina) c’è l’idea che la rivoluzione sia un obiettivo dinamico, in continua transformazione, e che tale rivoluzione si debba adattare alla società contemporanea in modo trasversale, implicando tutte le classi sociali, senza cadere nella trappola della contrapposizione tra queste.

Altro punto di contatto, sta nella necessità di formare una cultura popolare (opposta a quella borghese ufficiale), per far nascere nel popolo l’esigenza della rivoluzione e di cambiamenti sociali, come logiche conseguenze. A favorire il processo di creazione dei nuovi valori culturali, etici e morali sono chiamati gli intellettuali che, nel caso specifico di Podemos, agiscono coinvolgendo ed educando la base elettorale tramite metodi assembleari e partecipativi innovativi, in gran parte spinti attraverso le reti sociali.            E’ triste ma da noi nel movimento 5S gli intellettuali si sono autoesclusi totalmente per il meccanismo ed i diktat di Grillo/Casalegno& Associati sia nei contratti che nella selezione oscura dei candidati. Altro errore del 5s  è proprio l’assenza di esperienza politica nelle strade dei candidati selezionati tra gente estranea alla politica mentre in tutto il mondo la forza di Podemos è nella conoscenza della gente, del territorio e della politica.

La rivalutazione di Gramsci in terra di Spagna è già di per sé un fatto di notevole importanza, che ci dovrebbe far riflettere. In primo luogo perché conferma quanto imprescindibile sia l’eredità che l’intellettuale ci ha lasciato, e quanto poco ne siamo coscienti. E poi perché ci dimostra che le periferie possono apportare idee nuove e concetti stimolanti nello stagnante panorama politico tradizionale. Antonio Gramsci, infatti, se è riuscito a penetrare nell’immaginario di una certa classe politica e culturale latinoamericana, è perché ha affrontato la questione meridionale come un problema specifico di una realtà periferica, vittima degli strascichi del colonialismo centralizzante (militare, culturale o economico).

O quando parla di un occidente centrale contrapposto ad un occidente periferico. La Sardegna, sua terra d’origine, era – ed è – periferia dell’Italia, così come i Paesi latinoamericani sono stati – e in parte sono – ai margini di un occidente dominato dalle grandi potenze coloniali. In questo sta il riconoscersi dgli analisti Argentini, Brasiliani, Messicani o Cileni nelle teorie gramsciane, e su questo fanno leva gli ideologi di Podemos (o quelli di Syriza in Grecia), quando denunciano il sordo centralismo dell’Unione Europea nei riguardi della periferica Spagna, rivendicando un maggiore protagonismo e una partecipazione più determinante nelle decisioni politiche ed economiche comunitarie.

Se una cosa positiva ha portato la globalizzazione, è che ogni punto del mondo, persino il più piccolo e isolato, può essere per una volta anche il suo centro. Così, non deve stupire che un Antonio Gramsci da Ghilarza sia portato alla ribalta internazionale da intellettuali d’oltre oceano o da uno dei partiti di maggior successo della Spagna. Sperando che, quando di questo in Sardegna ci accorgeremo, riusciremo noi rassegnati isolani periferici a saperci meno isolati, se non anche al centro del mondo, per un momento.

Le origini di Podemos affondano le proprie radici nel movimento degli indignados, nato nel 2011 per protestare contro le politiche di austerity causate dalla crisi economica in Spagna. Da questo movimento, il 12 gennaio 2014 alcuni intellettuali e accademici spagnoli hanno presentato un manifesto che puntava a trasformare il movimento degli indignados in una lista da presentare alle elezioni europee, che si sono tenute nel maggio di quell'anno.  Insieme a personalità della società civile, alcuni piccoli partiti di estrema sinistra, primo tra tutti Izquerda Anticapitalista, hanno contribuito alla costruzione e l'organizzazione della lista, per la quale è stato scelto il nome di Podemos, termine spagnolo che significa "possiamo". Nel 2011 un popolo di cittadini invade Madrid e diventa il riferimento per tutti i movimenti sociali compreso il movimento di Occupy di Wall Street. Giovani, anziani, studenti, precari, scendono in piazza per manifestare la loro indignazione contro le inefficienze del sistema capitalistico e contro il potere delle banche. Questi movimenti hanno fatto da apri pista alla nascita di partiti, di destra e di  sinistra, che si sono imposti, in questi ultimi anni contro il sistema globalizzato soprattutto,  in Europa

Gli studi che provano a decifrare le ragioni del successo di Podemos ormai si sprecano, e non sto qui ad elencarli. Quello che però vorrei rimarcare – per esserne stato testimone oculare a partire dal maggio del 2011 qui a Madrid – , è chePodemos non è nato dal nulla, semmai è stato il naturale sbocco a quello straordinario episodio di partecipazione democratica conosciuto in Spagna come 15-M (in riferimento alla data della sua costituzione), o movimento degliIndignados. Il quale, non essendosi evoluto allora in azione politica concreta, si è andato negli anni affievolendo (pur mantenendo sino ad oggi una presenza attiva in iniziative assembleari di quartiere), per rinvigorirsi e convergere ora su Podemos, abile nel riproporre quelle stesse rivendicazioni politiche e sociali emerse nel 2011.

L’altro aspetto saliente di Podemos, a differenza di altri movimenti o partiti di recente formazione (come, ad esempio, il Movimento 5 Stelle in Italia), è che questo si appoggia su solidissime basi teoriche e consolidate dottrine politiche. E se dalle cattedre della facoltà di scienze politiche dell’Università Complutense di Madrid provengono alcuni dei principali leader e teorici del partito (Pablo Iglesias, per l’appunto, ma anche Juan Carlos Monedero o Íñigo Errejón), è a un sardo di umili origini che si deve il merito di aver concepito la struttura ideologica portante di tale artificio politico. Le rivendicazioni di Alexis Tsipras sono le stesse dell’indignado Pablo Iglesias  e la loro amicizia ha profonde radici.

 

Allo stesso modo in tante parti del mondo, soprattutto nell’America Latina, si stanno sviluppando movimenti analoghi  che nascono dalla necessità di assemblare varie esperienze sociali, culturali, di piccoli partiti, associazioni di volontariato, intellettuali. La forza degli intellettuali che spingono e fiancheggiano le popolazioni viene da Gramasci ma anche dall’idea di democrazia  della gente , delle masse, libere e non verticizzate. La potenza di questi movimenti è data dal fatto che  i componenti che si assemblano sono sempre  persone con lunga esperienza politica o di volontariato. Uno dei movimenti dell’Argentina nasce ad Haiti tra i volontari che per mesi hanno lavorato nella devastazione. E’ gente che ha vissuto una vita con la gente e per la gente e questo fa si che questi movimenti stiano letteralmente esplodendo. Purtroppo in Italia  abbiamo evidentemente nel DNA la necessità che “qualcuno” ci comandi  e con oltre venti partiti l’un contro l’altro armato, abbiamo avuto solo dittature (anche se mascherate) prima la DC poi Craxi, Poi Berlusconi, poi  Renzi ed alla fine Grillo/Casaleggio & Associati . “Nemo profeta in Patria” niente è più vero sde si pensa che un Italiano stà promovendo PODEMOS NEL MONDO.

Concludo con il mio sogno di vita )la DEMOICRAZIA SECONDO ARISTOTELE cui lo stesso Gramsci si rifà

 Aristotele nota come si possa sostenere che la sovranità della massa sia giustificata dal fatto che i molti, anche se non eccellenti singolarmente, presi nella loro totalità divengono come un uomo solo ‘con molte eccellenti doti di carattere e d’intelligenza’ con ragionamento analogo si può replicare ai critici che non è il singolo giudice o magistrato a prendere una decisione ma l’istituzione (l’assemblea, il tribunale, il consiglio) nel suo complesso e quindi è evidente che nella realtà la massa è a buon diritto sovrana degli affari più importanti. Aristotele riconosce l’esistenza di un governo della massa che non è deviato, che chiama semplicemente ‘costituzione’, politeia, e che definisce una commistione di democrazia e oligarchia: può apparire strano che l’unione di due forme degenerate costituisca un buon regime ma Aristotele ritiene che la politeia prenda il meglio di queste due costituzioni degenerate, facendo le cariche elettive come l’oligarchia e rendendole indipendenti dal censo come la democrazia

 Esaminando quindi in maniera più specifica il governo dei molti, Aristotele nota come si dia propriamente democrazia laddove sono al potere tutti i cittadini liberi, che costituiscono il popolo e la maggioranza; e, dal momento che esistono diseguaglianze e più classi nel popolo (agricoltori, mercanti, marinai e così via), vi saranno più forme di democrazia. Ciò che le caratterizza tutte è l’esistenza di libertà e uguaglianza al loro interno.

 

E’ COLPA NOSTRA

 

E’ colpa di noi che abbiamo conosciuto il fascismo, le epurazioni, le espulsioni e disoccupazione (se non eri iscritto o la pensavi diversamente) le masse osannanti al nostro Duce, salvo poi appenderlo per i piedi.

Noi, a differenza della Spagna con Podemos o Grecia con Tsipras, non abbiamo saputo trasmettere ai nostri figli i valori ed il significato della resistenza che ha affermato soprattutto TRASPARENZA, ONESTA’, LIBERTA’.

Il movimento della Resistenza  fu caratterizzato in Italia dall'impegno unitario di molteplici e talora opposti orientamenti politici (comunisti, azionisti, monarchici, socialisti, cattolici, liberali, repubblicani, anarchici), in maggioranza riuniti nel Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), i cui partiti componenti avrebbero più tardi costituito insieme i primi governi del dopoguerra[5].

“intorno ai 40.000” sono caduti tra i partigiani combattenti , 34.000 morti in deportazione perché non hanno voluto aderire al nuovo governo fascista, dei quali circa 10.000 partigiani . Tutti morti per la LIBERTA’

Così, per colpa nostra,  è potuto sorgere e dilagare  un MOVIMENTO (5 Stelle)che fin dall’inizio ha ricalcato pedissequamente le orme del Fascismo al suo sorgere.

  1. Tutto nasce ( come Mussolini) da un uomo : un comico :GRILLO
  2. Il reclutamento viene fatto da una società specializzata in manipolazioni Internet: La Casaleggio & Associati, senza alcun controllo (Podemos online ha avuto due società di doppi controllo , una francese ed una tedesca)
  3. I selezionati , probabilmente brave persone e oneste, assolutamente impreparati e gestiti direttamente da Grillo- Casalegno( Podemos dovevano portare 50.000 firme)
  4. Ai poveri selezionati viene imposta la sottoscrizione di un NON CONTRATTO .con cui si accetta di sottoporre ogni decisione ai “diunviri” Grillo-Casalegno e l’espulsione(come nel Fascismo) per non aver condiviso le direttive grilline.
  5. Per mesi sanno solo dire di no a tutto ( dal Parlamento, alla TV) perché non sanno dire altro
  6. Inizia una massiccia epurazione per quelli , che avendo le capacità ed il cervello pensante, osano esprimere decisioni in dissenso.
  7. Come nel fascismo (Pertini) gli espulsi vengono insultati e coperti di fango
  8. Unico punto di riferimento il BLOG GRILLO gestito dalla CASALEGNO & ASSOCIATI.
  9. Le decisioni e votazioni online sono limitate ad un gruppo di “cosidetti iscritti” non si sa bene come selezionati e senza alcun controllo esterno sulla famigerata  CASALEGNO & ASSOCIATI
  10. .Il nuovo presidente del Consiglio “in pectore” sarebbe certo DI MAIO che vanta  8 anni di fuoricorso in tre facoltà, proveniente da Alleanza Nazionale del defunto Fini e non è stato votato nella sua città : Avellino!

Zygmunt Bauman.

Individuo e società nella modernità liquida

 

La speculazione filosofica e sociologica di Zygmunt Bauman, apre - attraverso l'analisi del fenomeno della globalizzazione –fino a raggiungere la modernità liquida: superamento della  postmodernità stessa. Come un risultato individuale, la società, l'etica, la potenza, la religione , acquistano una dimensione in cui la durata dà il posto al transitorio, la necessità  diventa desiderio e la necessità stessa per l'utilità.

Zygmunt Bauman è uno dei più grandi interpreti del nostro tempo presente, un tempo che si trasforma in una massa informe tendente ad un cambiamento costante e implacabile. Non si tratta di epoca moderna, né quella postmoderna, se non altro, questo periodo può essere ben identificato come modernità liquida: un concetto, in grado di concentrarsi sulle trasformazioni che riguardano la vita umana riguardante le determinazioni di politica generale della vita.

Inoltre, modernità liquida di Bauman è un termine che può superare il concetto di postmoderno, perché fondamentalmente tende verso il mondo contemporaneo: una realtà in cui si guarda al transitorio piuttosto che permanente, immediato e subito  piuttosto che a lungo

Di conseguenza è fondamentale per capire in anticipo e profondamente il concetto di liquidità intorno a cui Bauman intende  la sua più recente riflessione filosofico e sociologico. Solidità e liquidità sono le caratteristiche distintive di due epoche: modernità e postmodernità, che diventno  modernità liquida di oggi. È un'esistenza dove la necessità cede il passo al desiderio che costringe gli  uomini  a continui cambiamenti e trasformazioni che riguardano la loro vita e identità: ognuno di noi corre in auto-costruzione, che sostituisce il progetto stesso. Infatti, nella nostra epoca contemporanea il rapporto tra l'individuo e la società sta cambiando perché i concetti di identità, individuale e l'individualità sono ormai  prive di significato. Il mondo richiede all'individuo una ricerca costante e sempre più controversa di identità, perché, oggi, l'identità è un'attività.

Essendo gli individui nella società liquida non significa semplicemente essere buoni consumatori, ma anche essere merci competitive nel mercato globale. Tale condizione non solo richiede l'acquisto di "articoli di moda", ma, anche, l'acquisto di un "corpo alla moda", che assiste al passaggio completo da auto-manipolazione della propria fisicità, per la scelta reale diretto e indipendente del corpo che vogliamo per i nostri figli.         Bauman afferma che "essere adatto per il global" non sarà soddisfatto con la chirurgia plastica o il ritocco sulla base di prototipi che vengono continuamente generati  e imposti dalle politiche del mercato globale.      È importante non solo per comprare ciò che ci rende "adatto" , ma soprattutto per cambiare noi stessi con la  nostra possibilità di automanipolarci il corpo.

Se non siamo in grado di vestire il nostro fisico, vuol dire che siamo carenti in qualcosa. La gestione autonoma della nostra corporeità, responsabilità personale, che porta la "responsabilità di essere individui", deriva dal concetto di avere e non dell'essere. Avere significa possedere perché qualche forma di controllo è in grado di genera sicurezza in un mondo privo di suoi solidi punti di riferimento.

Incorporazione e possesso sono parte dell'avere, che - nel nostro tempo-è compiuta attraverso il consumismo come «l'atto di consumo è una forma di avere, forse il più importante per la società industriale opulenta di oggi. Consumo ha caratteristiche ambivalenti: allevia l'ansia, perché ciò che si possiede, non potrebbe essere preso indietro, ma richiede anche che i consumatori consumino sempre più, poiché il consumo precedente ben presto perde la sua peculiarità gratificante» .a e questo circolo vizioso, che corre tra il possesso e il consumo, è l'effetto più evidente di quello che Bauman chiama modernità liquida, che - a differenza di postmodernismo - ha un rapporto continuo con il processo di modernizzazione che intensifica finché raggiunge la liquidità del nostro tempo, caratterizzata da consumismo sfrenato.

 

E nella convergenza tra identità e consumo si trova in una delle caratteristiche principali della nostra epoca, perché «la società contemporanea si riferisce ai suoi membri principalmente come consumatori e solo secondariamente e in parte, li coinvolge anche come produttori. Per soddisfare gli standard di normalità e di essere riconosciuto come un membro maturo e rispettabile della società, dobbiamo rispondere rapidamente ed efficientemente alle tentazioni del mercato dei beni di consumo.

I poveri e i fannulloni, coloro che hanno un reddito dignitoso, o carte di credito, né la prospettiva di giorni migliori, non sono fino a questi requisiti. Di conseguenza la regola rotta dai poveri oggi, la violazione della regola li distingue e li contrassegna come anormale, è lo standard di competenza o idoneità come consumatori, non che di occupazione. I poveri di oggi (cioè quelli che costituiscono un problema per gli altri) sono innanzitutto i consumatori piuttosto che persone disoccupate. Sono definiti innanzitutto per il fatto di “consumare male”: infatti, la più semplice delle obbligazioni sociali, che non soddisfano, è il dovere di essere attivi ed efficaci gli acquirenti di beni e servizi offerti dal mercato». questo significa che se in un epoca moderna consumo assume la funzione di un'attività secondaria rispetto alla produzione, nel mondo contemporaneo la capacità di una persona di consumare determina la propria integrazione sociale in una società non più limitata al contesto locale o le dimensioni dell'esistenza quotidiana, ma, in una società di macro voce accurati e specifici requisiti esigenti. La responsabilità è dell'individuo, che, al fine di costruire la propria individualità, preferisce investire le sue risorse economiche disponibili per l'acquisto di quei mezzi adatti per classificare, per modernizzare e introdurre nell'elenco degli utenti che conta. Inoltre, in un periodo di grave crisi economica come quella che stiamo attualmente vivendo, altre le statistiche mostrano che il consumo primario, riferendosi alla necessità di base, è messo da parte per acquistare prodotti di tecnologia avanzata, Abbigliamento e cosmetici. Questi prodotti mirano ad aggiornare il corpo in conformità con gli standard minimi che devono essere "in", vale a dire, per acquisire uno status sociale che non fa differenza, se nulla, incorpora tutti coloro che sembrano essere in grado di modernizzare se stessi, indipendentemente dalla capacità produttiva sociale e il ruolo che tutti possono giocare. Oggi il consumo sembra essere un'attività uniformante e secondo Bauman è un modo per misurare quanto una persona - nella società liquida - è in grado di essere individuale. Su questo concetto, Bauman costruisce il suo pensiero circa l'individuo e la società, che viene eseguito su due linee principali.

Essere individui è equivalente ad essere consumatori.. Essere consumatori e consumare , diventano, infatti, la determinazione più generale di un individuo che è influenzato dagli  effetti più problematici del processo di-socializzazione, iniziato da globalizzazione, ora siamo arrivati a una delle sue fasi più acute ed estreme. Aggregazione sociale e l'organizzazione sono privati dei loro compiti tradizionali: cessano di essere dimensioni di identità del soggetto in grado di fornire una serie di norme e parametri di riferimento. L'individuo diventa un nomade  isolato, sempre alla ricerca di nuove forme di socializzazione, che invece di fornire sicurezza e il benessere, aumentare il divario tra l'uomo e l'altro. È un sistema sociale che - pur essendo in possesso di mezzi sempre più innovativi per comunicare e interagire con i loro compagni - genera disagio e solitudine, soprattutto perché il figlio di un individualismo in rete che «è un modello sociale, non un insieme di individui isolati», solo perché «il ruolo più importante di internet nella strutturazione delle relazioni sociali è il contributo al nuovo modello di socialità basata sull'individualismo. Sempre più persone sono organizzati in reti sociali, che comunicano via computer. Così, non si tratta di internet per creare un modello di individualismo in rete, ma lo sviluppo di Internet per fornire un adeguato sostegno materiale per la diffusione dell'individualismo del Web come la forma dominante di socializzazione online» c e questa nuova forma si pone come una matrice dell'identità aggiornamento richiesto dal mondo globale per "essere incluso" , come la necessità per l'inclusione è nulla più di eredità dell'abbandono dell'autentico senso di appartenenza. L'appartenenza, infatti, si caratterizza come un essere umano naturale sensazione, che, essendo soppresso al giorno d'oggi - si manifesta in forme di surrogato di aggregazione sociale virtuale che sono il tentativo di soddisfare la naturale socialità umana

La singolarità e l'unicità dell'individuo viene sostituito dal flusso delle esigenze di un gruppo, che - nel nostro mondo contemporaneo - sembra assumere l'aspetto di uno sciame. Solo nella distinzione tra sciame e gruppo Bauman identifica i cambiamenti radicali che riguardano l'individuo e la società in realtà il liquido-consumistica, dove «lo sciame tende a sostituire il gruppo e i suoi leader, la gerarchia e suo "ordine gerarchico". Uno sciame può fare senza tutto il cerimoniale e trucchi senza la quale non sarebbe né forma né sopravvivere. Essi si riuniscono, a dispersione e raccogliere ancora una volta, da un'occasione per un altro, ogni volta inevitabilmente per un motivo diverso e sono attratti dalle variabili degli obbiettivi.

In realtà, gli sciami non hanno nemmeno un alto e basso: solo la momentanea direzione del volo per posizionare le unità dello sciame  e la posizione dei  leader  è di solito solo per la durata di un determinato volo, o anche una parte di esso». Poi, anche le gerarchie tradizionali che generano ordine, si sciolgomo.

Di conseguenza l'individuo è considerato come un'unità momentanea dello sciame  guidato dalla fugace corrente. Che è una dimensione impregnata con una sicurezza illusoria di una scelta libera e ottima, poiché è la scelta di un gran numero di persone. La scelta è ciò che aggrega in un mondo liquido, poichè questi spazi devono essere ripensati e ridisegnati secondo determinati canoni in grado di plasmare le comunità in cui l'individuo - consumatore può trovare e realizzare il loro senso di appartenenza.

I centri commerciali sembrano essere orticaria di sciami di Bauman, come offerta della Comunità idealmente immaginata: un luogo dove si aggrega lo scopo dell'acquisto. Così, «i luoghi dello shopping di /consumo ,offrono ciò che nessuna realtà"reale" esterno può dare: un quasi perfetto equilibrio tra libertà e sicurezza. All'interno di loro acquirenti di templi / consumatori possono anche trovare che cosa erano alla ricerca di fuori, come inutilmente inesauribilmente: la piacevole sensazione di appartenenza, l'impressione rassicurante di essere parte di una comunità» e prendendo parte è uno dei modi in cui il consumo diventa un'attività primaria dell'uomo contemporaneo e -soprattutto - il principio di inclusione ed esclusione del soggetto. Questo processo inevitabilmente esclude coloro che non sono in possesso dei mezzi per eseguire questa attività, che, infatti, rimane essenzialmente solitaria ed emarginata.

Qui in questo gioco di apparenze e riproduzioni l’uomo nel vortice collettivo, perde quel autentico senso di appartenenza che rende ogni uomo un membro della società.

Leggendo attentamente troviamo spiegazione ad un Bush e Blair che creano ISIS o Sarkozi che fa altrettanto in Libia e gli attentati dovunque sono frutto dell’apparire. Il kamikaze si immola per apparire e più cadaveri più ampio l’apparire. Si diceva : “ per apparire ammazzerebbe la madre” era una frase scherzosa ma , nell’attuale liquidità della globalizzazione, non fa più ridere.

ANTONIO GRAMSCI

Non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione… Vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita é cosí, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignitá di uomini”. (lettera alla madre, 10 maggio 1928)

 

Pochi politici e intellettuali hanno avuto nella storia e nello sviluppo politico italiano un peso superiore a quello avuto da Antonio Gramsci. La sua carica politica e morale, le sue elaborazioni teoriche e pratiche, lo slancio e la passione con cui si é dedicato ai nodi centrali, ai problemi e alle contraddizioni del `900, ne fanno una delle massime personalitá nel campo internazionale.

 

In un `epoca in cui la politica degenera sempre piú a opportunismo, interessi di parte, carrierismo, clientelismo, corruzione e strutture mafiose, in cui le differenze sociali, il degrado culturale, violenza , sessismo e altre forme di discriminazione non sono affatto superati, ma nella crisi diventano sempre piú acuti, ecco che una personalitá come Gramsci, con la sua coerenza politica e forza morale, riacquista una forte attualitá, non solo per i suoi contenuti, ma anche per il suo atteggiamento disinteressato, la sua passione e i suoi ideali.

 

 

Mi domando da sempre , e non solo io, come mai gli italiani tengano così poco alla LIBERTA’ tanto da averci rinunciato e continuare a rinunciarvi senza alcuna preoccupazione. Mi risponde Gramsci dopo oltre 70 anni.

In realtà a prima vista il nostro sembra un paese libero: molti costruiscono case dove è proibito e senza norme, molti saltano i semafori perché non hanno il tempo da perdere aspettando il verde, non pagano le tasse perché sono troppe, parcheggiano in doppia fila ovunque tanto i vigili non ci sono, gettano i rifiuti in terra magari vicino ai cassonetti, Non sono manifestazioni di libertà? Giorgio Gaber cantava :” la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione. Gramsci diceva che esistono due libertà : la libertà dei servi o sudditi (del Duce) e la  LIBERTA’ del cittadino di non essere obbligato o sottoposto a vincoli o potere arbitrario di un uomo come avvenuto (Berlusconi) e stà avvenendo (Grillo).

In effetti la libertà italiana  - come dice Gramsci – è una sorta di quotidiana anarchia che non preoccupa i potenti che sono liberi di operare.

Il potere utilizza queste manifestazioni di “libertà” come una valvola di sfogo che aiuta a distrarre dai problemi ed impedire gesti di autentica indignazione.

Mentre nelle altre nazioni si sacende in massa in piazza minacciosi e si lotta, da noi al massimo ci possono essere cortei o fiaccolate.

In effetti la libertà come possibilità di fare ognuno i propri comodi trascurando le regole, ignorando gli altri , è esattamente quella dei servi o sudditi.

Antonio Gramsci vedeva questa quadro oltre 70 anni fa (e per questo è seguito come un GUIDA  dai grandi movimenti come Podemos, Tsipras, Frente Amplio(Uruguai) aveva allora individuato con nettezza il carattere di questa FALSA LIBERTA’, che darà luogo in Italia a Mussolini ed oggi al suo “successore” Grillo che, oltre ad aver ripristinato il giuramento al capo( sotto forma di contratto)e l’espulsione per diversità di opinione, ha ripristinato il “Direttorio” che  gestisce sindaci e assessori e le correnti ed il manuale Cencelli di deprecata democristiana memoria.

Decine di deputati forse bravi , ma inesperti, hanno detto solo no, hanno sempre parlato al futuro, hanno alzato i pugni ed urlato come ai tempi di Pajetta e la proposta è : RENZI A CASA!

Da ultimo, per non farsi mancare niente, bruciano un libro dei più importanti scrittori ed intellettuali : Corrado Augias. Non sarà fascismo ma sembra tanto. Bruceranno anche Gramsci ?

 

 

 L’ITALIA E IL FILO NERO

Perché i movimenti europei non vogliono  rapporti con 5 Stelle

Noi italiani, pur nella breve esistenza del nostro stato, abbiamo  perso l’ennesima occasione per mostrarci all’altezza delle nostre grandi  capacità e della nostra cultura. Purtroppo secoli di servilismo ci hanno reso perennemente succubi , incapaci di avere una nostra idea ed abbiamo finito per ammazzarci tra di noi in guelfi e ghibellini, partigiani e repubblichini, juventini e interisti: dei tifosi che si squartano mentre altri decidono per loro. Come  dicevano  quattro   grandi giornalisti e scrittori del secolo scorso(Bocca, Montanelli, Bobbio, Biagi) :”gli italiani sono come  un filo nero, un perenne stato di fascismo nascosto, tifoserie contrapposte, rossi e neri. Abbiamo permesso che impunemente fosse ucciso Moro dalla CIA  mentre  con Berlinguer stava trovando la via per interrompere finalmente dal filo nero.

Ricordiamo, per la straordinaria analogia con il presente, gli anni di formazione del Partito Fascista : allora la società politica era in totale  in ebollizione con molecole(come oggi)che si spaccavano e si ricomponevano  in modi assurdi come bolle d'olio nell'acqua.. Due grandi “ tifoserie” : nazionalisti e socialisti, l’un contro l’altro schierato come un ultrà.                                                                                                                                                            Sembra assurdo ma da quella situazione nacque lui il PARTITO NAZIONALSOCIALISTA (denominato PARTITO FASCISTA )creato non da una massa ma da un singolo :Mussolini.                                      Oggi abbiamo  5 STELLE creato da un uomo: Grillo! Il filo nero si continua e perpetua.

Nel frattempo in Europa ovunque sono nati movimenti spontanei, democraticamente gestiti (PODEMOS, ALLEANZA 90/VERDI, FRONTE NAZIONALE FRANCESE,TSIPRAS) In tutti i casi si è mossa dapprima una massa di contestazione che poi democraticamente ha riconosciuto dei “rappresentanti” tutti   con lunga  esperienza politica( Freihel, Iglesias, Le Pen, Tsipras ). Tre su quattro sono ambientalisti schierati a sinistra. 

                                                                                                                                                                Perchè tutti e quattro i movimenti hanno rifiutato accordi od anche solo dialogo con 5 Stelle?   Ho voluto capire meglio questo rifiuto e cito un documento intervista comparso in tutta la stampa europeo(in Itala La Repubblica e Corriere della Sera):

Intervista al portavoce di Podemos MONTEDERO:all​a domanda : avete evuto rapporti con l'italiano 5 Stelle?

A differenza dei 5 STELLE , noi tutti in Europa siamo coscienti che le nostre Costituzioni, compresa l’italiana del 48, sono state scritte da chi ha combattuto, si è immolato , ma ha vinto la seconda guerra mondiale ed hanno nel DNA l’antifascismo e soprattutto le sete di libertà da ogni imposizione , costrizione o sottoscrizione Inoltre è inaccettabile che le scelte possano essere fatte online  solo tra gli iscritti(come nel fascismo) e che la  online sia gestita ( e  manipolata) addirittura da una società di Casalegno(mago di Internet  cui derivano anche grossi  utili dal Blog).                                                                                                                                                   Anche noi usiamo talvolta online ma con assoluta trasparenza. I  candidati alle europee furono votati online (e non era necessaria alcuna iscrizione, tutti potevano farlo). Ma rispetto ai grillini, i promotori di Podemos hanno affidato tutto a una società esterna che lavora con un programma open source, che a sua volta si fa controllare gli esiti delle varie votazioni su documenti e organizzazione da un’altra associazione ancora e addirittura tedesca per fugare ogni dubbio.Troviamo  nei 5s mancanza di un pur minimo di trasparenza. Noi  di Podemos non accetteremo mai l la mancanza trasparenza.Oltre  non sio capisce come sono stati selezionati ma  nessuno, per quanto ne so,  ha esperienza politica)per noi sarebbe assurdo) con il risultato di avere tanti che parlano bene ma non sanno come portare avanti un dialogo politico e finiscono per dire sedmpre NO. In Europa addirittura non credo di averne mai visti.  E che vogliamo dire dei 30 espulsi? Le espulsioni per "diversa opinione" avvenivano nel fascismo! Abbiamo la sindachessa di Barcellona che , contro il nostro parere , stà bloccando e ristrutturando il turismo: libera di farlo! Ed  il Direttorio che ricorda addirittura la mafia dove nessuno si fida di nessuno! In fine è lodevole che si decurtino gli emolumenti facendo iniziative benefiche! Ma c’è gia la Caritas! Propongano  o aderiscano a iniziative interessanti. Non si può andare in parlamento solo per dire NO: Se ne stiano a casa Non si va da nessuna parte dicendo solo no. I nostri candidati per l'Europa hanno dovuto portare ciascuno 50.000 firme”  Questa l'intervista.

 
Per parte mia aggiungo solo un'osservazione : si Dice che DiMaio avrebbe più consensi di Renzi! Lasciamo stare Renzi , sindaco per 7 anni di una delle più famose città del Mondo,                                Di Maio : La Severino l'avrebbe definito un "bamboccione". Genitori iscritti prima al MSI e poi Alleanza Nazionale di Fini. Finisce faticosamente il liceo classico e diventa per nove anni fuoricorso di lungo corso ovviamenta a carico della famiglia. UNO così se si presentasse con il curriculum a qualsiasi ditta nemmeno gli rispondono! Dovrebbe governare l'Italia!! Leggetevi i curricula di  Freihel, Iglesias, Le Pen, Tsipras. Non aggiungo altro
 
  

Ognuno ha i governanti che si merita : dopo i grandi De Nicola ed Enaudi abbiamo avuto:               Craxi, Cossiga, Berlusconi, Monti, Renzi, Grillo ( leggi Di Maio)

 

  due date memorabili da non dimenticare

oggi vi voglio parlare del giorno della libertà

 

Il 25  Aprile

Penso che Pertini condensi nel suo personaggio rimasto alla storia d'Italia tutto quello che si dovrebbe trovare in un onesto uomo politico nel nostro paese. Come disse Montanelli: "Non serve essere socialisti per amare Pertini, tutto ciò ch'egli dica o faccia profuma di pulizia, lealtà e sincerità". Sarà sicuramente l'epoca differente ma anche solo ascoltare o leggere un discorso di Pertini commuove, apre la mente, la rimette in moto come un combustibile sconosciuto. La fine retorica, mai banale o pesante ma sempre chiara e forte che si percepisce ascoltandolo insinua un sentimento di calore e sicurezza nell'ascoltatore che difficilmente si prova sentendo parlare qualche politico venuto dopo e non stupisce il fatto che tutti lo amassero e lo considerassero come il nonno buono e saggio degli italiani.

In questo giorno tanto importante e tanto bistrattato che dovrebbe essere la festa dell'Italia intera che ricorda lo sforzo dei propri giovani per liberarla e che invece subisce ancora, e sempre di più, le violenze di persone (politici in testa) che preferiscono voltare pagina dimenticando e lasciando che il rischio reale di ricadere in errori simili al fascismo si ripresenti sulla testa di una nazione troppo giovane per poter tagliare il cordone ombelicale con la resistenza, sua vera ed unica madre.

Recano i nomi, queste pietre miliari, di reparti delle forze armate, ufficiali e soldati che vollero restare fedeli soltanto al giuramento di fedeltà alla patria invasa dai tedeschi, oppressa dai fascisti: le divisioni «Ariete» e «Piave» che si batterono qui nel Lazio per contrastare l'avanzata delle unità corazzate tedesche; i granatieri del battaglione «Sassari» che valorosamente insieme con il popolo minuto di Roma affrontarono i tedeschi a porta San Paolo; la divisione «Acqui» che fieramente sostenne una lotta senza speranza a Cefalonia e a Corfù; i superstiti delle divisioni «Murge», «Macerata» e «Zara» che danno vita alla brigata partigiana «Mameli»; i reparti militari che con i partigiani di Boves fecero della Bisalta una roccaforte inespugnabile.

Giustamente, dunque, quando si ricorda la Resistenza si parla di Secondo Risorgimento. Ma tra il Primo e il Secondo Risorgimento vi è una differenza sostanziale. Nel Primo Risorgimento protagoniste sono minoranze della piccola e media borghesia, anche se figli del popolo partecipano alle ardite imprese di Garibaldi e di Pisacane. Nel Secondo Risorgimento protagonista è il popolo. Cioè guerra popolare fu la guerra di Liberazione. Vi partecipano in massa operai e contadini, gli appartenenti a quella classe lavoratrice che sotto il fascismo aveva visto i figli suoi migliori fieramente affrontare le condanne del tribunale speciale al grido della loro fede.

E la classe operaia partecipa agli scioperi sotto il fascismo e poi durante l'occupazione nazista, scioperi politici, non per rivendicazioni salariali, ma per combattere la dittatura e lo straniero e centinaia di questi scioperanti saranno, poi, inviati nei campi di sterminio in Germania, ove molti di essi troveranno una morte atroce.

Saranno i contadini del Piemonte, di Romagna e dell'Emilia a battersi e ad assistere le formazioni partigiane. Senza questa assistenza offerta generosamente dai contadini, la guerra di Liberazione sarebbe stata molto più dura. La più nobile espressione di questa lotta e di questa generosità della classe contadina è la famiglia Cervi. E saranno sempre figli del popolo a dar vita alle gloriose formazioni partigia

 

 

 

 

 

Roma il 20 settembre 1870

 

 

Oggi Roma compie 2762 anni. Alcuni favolosi ed altri nefasti.Ma io qui voglio parlarvi deòlla Roma capitale d’Italia. La roma del Belli, Stendhal e Proust.

Il censimento organizzato dopo l’arrivo dei piemontesi registra circa 230 mila abitanti. Pensare che Napoli ne aveva oltre un milione.

E’la Roma del Belli, Stendhal, Proust.

Le loro testimonianze danno sensazioni bivalenti. Un insieme enigmatico e inquietante di mollezza e vivacità plebea, di rozzezza ed incanto.

La maggioranza della popolazione vive nella zona bassa, la città rinascimentale e seicentesca racchiusa nell’ansa del Tevere che fa perno su piazza Navona. E in quei vicoli bui, impregnati di olezzo gattesco, in quelle mura spesso sbrecciate , insozzate da scritte oscene (Belli, icastico :”si vedo un  muro bianco, lo je lo sfregno”) che si ritrova la Roma che  il poeta percorse : stradine strette, archi fiocamente con difficoltà rischiarate da lumini, immagini sacre di ogni tipo circondate sempre da ex voto, un reticolo di viuzze quasi sempre senz’aria e luce, soggette alle continue inondazioni nel fiume, disseminate di escrementi maleodoranti di vari quadrupedi.

Ovunque regnavano un perenne sentore di umido e pozzolana. I fabbricati di modesta fattura, tirati su con materiali rimediati, prive di ornamenti, piccoli androni che si perdono in misteriose oscurità.

Quelle case basse e malsane favorivano certamente il diffondersi di malattie endemiche. Il tifo o il colera, mali che oggi classificheremmo come terzo mondo, conseguenza delle miserevoli condizioni igieniche, dalla rustica alimentazione forse molto gustosa ma anche molto squilibrata.

Lo spazio dei Fori, luogo leggendario per diversi secoli . centro politico e commerciale del mondo, veniva usato per pascolare le bufale.

La Rupe Tarpea trasformata in stenditoio. Ai più fastosi e maestosi monumenti, saccheggiati per nuove costruzioni, s’erano andati sovrapponendo decine di abominevoli abituri, talvolta case altre volte botteghe.

La città era pericolosa e3de alla “Ave Maria” erano tutti barricati in case malsane.

Tutta questa devastazione seguita al dominio del mondo, il Belli( e non solo) la attribuiva al papato ed alla curia che stavano addirittura abolendo molte festività con la scusa di ipotetiche epidemie.

Belli è il migliore testimone nel raccontare  la città dei sei papi che hanno regnato negli anni in cui visse.

Fu un’epoca di grandi agitazioni. Di movimenti politici, di occupazioni militari e restaurazioni, il tutto in un centro sordido e spopolato, popolato da plebi analfabete e fra le più incolte e ciniche, mentre altrove si diffonde la consapevolezza che lo stato chiesa è ormai un anacronismo.

La violenza che descrive il Belli è semplice e brutale, come la forza che la provoca e come i  piatti che quel popolo di pecorai analfabeti si alimentava.

La cucina romana era (ed ancora oggi)fatta di sapori forti ed ingredienti primitivi. Alla base ci sono : l’abbacchio cotto sul fuoco, la pasta alla amatriciana satura di lardo, la coda di bue alla vaccinara, i rigatoni con la pagliata vale a dire una pasta grevemente insaporita con gli intestini di vitello da latte. Tra i formaggi il pecorino, ricavato come dice il nome dal latte di pecora, grasso e piccante. Una cucina rustica, sapida, rozza, povera come quelli che l’avevano inventata.

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 Carissimi

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Tsipras & Iglesias
Frente Amplio - Uruguay
una proposta dei 5 Stelle

Graças a MARTHA MEDEIROS para seu sublime poesia

Li ringrazio per quanto mi hanno insegnato:

Corrado Augias

 

 

Umberto Eco
Rita Levi Montalcini
Carl Jung

Si ringraziano : Patrizio Cacciari,Mauro Morellini, Maurizio Bolocchi, Alberto Angela,Claudio Colaiacono

ABAUT ME
1. SONO un “sancarlino”(Collegio S.Carlo Milano) cresciuto con i Gesuiti cui devo tantissimo

2.ATEO E ATEISTA , da Socrate a Camus o Sartre o la mia amica Rita Montalcini, ma adoro Roncalli, Bergoglio e Martini

3. AD 85 ANNI ho vissuto
completamente la guerra e la conquista della libertà partigiana

4. HO CONOSCIUTO tutti i TOTALITARISMI dalla DC a BERLUSCONI ...

5. SONO RADICALE sull’esempio dei fratelli Rosselli, Salvemini , Calamandrei ma soprattutto BENEDETTO CROCE. Ispirato anche da un LUTHER KING, IMMANUELLE KANT o la non violenza di GANDHI.

6. CON MARCO PANNELLA ho vissuto tutte le battaglie per la libertà, l’ambiente, la felicità.

7.SOGNO (resterà un sogno)PODEMOS o FRENTE AMPLIO, in cui si sono incontrate persone di ogni rango e provenienza (perfino Tupamaros) dalle associazioni di volontariato ai comitati di quartiere : tutte persone che hanno combattuto e vissuto la gente ed in mezzo alla gente per almeno 10-20 anni.

8. IL PRECARIATO domina questo secolo e colpisce ormai( più o meno consapevolmente) oltre l’80% di tutti noi. Non è solo il lavoro ma ogni aspetto della vita dalla nostra fragilità, alla consapevolezza che non si può programmare un futuro. Da qui il panico per la mancanza di certezze e di sicurezza dando luogo alla malattia del secolo: L’ANGOSCIA E LA DEPRESSIONE.
 
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